Storia di Rotterdam: perché non somiglia al resto dei Paesi Bassi
· di Robin Lenskens · Aggiornato il
Ogni altro centro storico olandese è un quadro del Seicento. Rotterdam è un quadro del XXI secolo, e non perché la città abbia scelto di essere moderna. È perché il pomeriggio del 14 maggio 1940 la città vecchia smise di esistere, e perché gli uomini che la ricostruirono decisero, deliberatamente e contro buona parte del sentimento pubblico, di non rimetterla com’era.
La risposta breve
- Perché Rotterdam è così moderna? I bombardieri tedeschi distrussero il centro medievale il 14 maggio 1940. Il piano del dopoguerra lo ricostruì come città moderna invece di riprodurre ciò che era andato perduto.
- Per cosa è famosa Rotterdam? Per il porto più grande d’Europa e l’architettura più audace dei Paesi Bassi: le case cubiche, il ponte Erasmus, il Markthal, l’Euromast.
- Da dove viene il nome? Da una diga costruita sul piccolo fiume Rotte nel XIII secolo. Rotterdam ottenne i diritti di città nel 1340.
Una diga, un fiume e una posizione ottima
Il Rotte è un piccolo fiume. Intorno al 1270 chi viveva lungo le sue rive costruì una diga nel punto in cui confluiva nella ben più grande Nieuwe Maas, e sulla diga crebbe un insediamento. Ecco tutta l’etimologia: Rotte più dam (diga). Lo stesso schema ha dato al paese Amsterdam, Zaandam e Schiedam.
I diritti di città arrivarono nel 1340, insieme al permesso di scavare un canale fino alla Schie, che collegava la nuova città alle rotte commerciali dell’entroterra e a Delft. Rotterdam trascorse i 300 anni successivi come un porto solido di seconda fascia: prima le aringhe, poi il commercio con l’Inghilterra e il Baltico, poi una camera della Compagnia olandese delle Indie orientali.
Due cose la resero enorme. La prima fu la Ruhr, che nel corso dell’Ottocento si riempì di carbone e acciaio e aveva bisogno di uno sbocco sulla costa. La seconda fu il Nieuwe Waterweg, un canale tagliato dritto attraverso le dune fino al mare e inaugurato nel 1872 su progetto dell’ingegnere Pieter Caland. Diede alla città un collegamento profondo, affidabile e indipendente dalle maree con il Mare del Nord, e nel secolo successivo il porto crebbe lungo l’acqua fino a diventare il più grande del mondo, posizione che mantenne dal 1962 finché Shanghai e Singapore non lo superarono negli anni Duemila. Resta di gran lunga il più grande d’Europa.
C’è un altro capitolo della vecchia storia che vale la pena conoscere. Nel 1620 un gruppo di separatisti inglesi salpò da Delfshaven, allora un villaggio che apparteneva a Delft e oggi un quartiere di Rotterdam, per la prima tappa del viaggio che si concluse con il Mayflower e la colonia di Plymouth. La chiesa in cui pregarono è ancora lì, e così il porto, perché Delfshaven è uno dei pochi angoli di Rotterdam che la guerra ha risparmiato.
14 maggio 1940
I Paesi Bassi erano in guerra da quattro giorni. Le forze tedesche tenevano la riva nord del fiume ma non riuscivano a spezzare la resistenza olandese ai ponti, e fu inviato un ultimatum che chiedeva la resa della città. Mentre i negoziati erano ancora in corso, arrivarono i bombardieri.
L’incursione durò circa un quarto d’ora. Morirono circa 850 persone, intorno a 80.000 rimasero senza casa e all’incirca 24.000 abitazioni furono distrutte, la maggior parte dagli incendi che il bombardamento appiccò e che bruciarono senza controllo per giorni perché le condutture dell’acqua erano saltate. Il centro medievale, la Laurenskerk, la piazza del municipio, i vecchi porti: spariti in un pomeriggio. I Paesi Bassi si arresero il giorno dopo, in parte sotto la minaccia che Utrecht sarebbe stata la prossima.
Si può seguire esattamente ciò che andò perduto. Una linea di segnali in acciaio e luci, la Brandgrens (il confine dell’incendio), è incastonata nel marciapiede attraverso la città e segue il bordo della zona bruciata. Fermarsi lì sopra è la cosa più eloquente che un visitatore possa fare a Rotterdam, perché da un lato della linea le case sono del 1900 e dall’altro nulla è più vecchio di Lei.
La decisione di non ricostruire
Lo sgombero delle macerie iniziò nel giro di pochi giorni, e già allora a molti sembrò una fretta indecente. Nel 1946 la città aveva adottato il Basisplan dell’urbanista Cornelis van Traa, la cui scelta centrale era che il vecchio reticolo di strade non sarebbe tornato. Strade più larghe, funzioni separate, luce e aria, e architettura moderna: le idee dell’avanguardia d’anteguerra, applicate a un intero centro città perché non c’era più nulla a ostacolarle.
I risultati fanno ancora discutere, e vale la pena vederli in ordine:
| Anno | Edificio | Perché conta |
|---|---|---|
| 1953 | Lijnbaan | La prima via commerciale pedonale d’Europa costruita come tale, copiata in tutto il continente |
| 1960 | Euromast | Costruito per un’esposizione orticola, poi innalzato a 185 metri, ancora oggi la vista migliore della città |
| 1984 | Case cubiche | Le case gialle inclinate di Piet Blom, un villaggio su palafitte sopra una strada |
| 1996 | Ponte Erasmus | Il pilone asimmetrico di Ben van Berkel, detto il Cigno, e l’immagine con cui la città si promuove |
| 2013 | De Rotterdam | Le torri sovrapposte di Rem Koolhaas e OMA sul Kop van Zuid, l’edificio più grande del paese |
| 2014 | Markthal | Un mercato coperto dentro un arco di appartamenti, con un soffitto dipinto che fotograferà di sicuro |
| 2014 | Centraal Station | La stazione come dichiarazione d’intenti, puntata verso il centro come un cuneo |
| 2021 | Depot Boijmans Van Beuningen | Il primo deposito d’arte al mondo aperto al pubblico, una ciotola a specchio nel parco |
La Laurenskerk, l’unica sopravvissuta medievale, fu restaurata nel corso di decenni e riaprì nel 1968. Oggi sorge tra palazzi degli anni Cinquanta, e questo racconta tutta la storia senza una parola di commento.
La città costruita dal porto
Rotterdam è sempre stata una città di lavoro più che una città graziosa, e la sua popolazione riflette un secolo di migrazione per lavoro attraverso le banchine: più di 170 nazionalità e una maggioranza di residenti con un passato migratorio. Il cibo, la musica e la vita di strada ne derivano. E anche una certa schiettezza. Il detto locale vuole che Amsterdam abbia la gente bella e Rotterdam faccia il lavoro, di solito pronunciato da qualcuno di Rotterdam.
Per chi arriva da Delft il quadro pratico è semplice: 12 minuti di treno e, all’arrivo, un paese completamente diverso.
Domande frequenti
Perché Rotterdam fu bombardata nel 1940?
L’avanzata tedesca si era arenata agli attraversamenti del fiume, e il bombardamento doveva forzare la resa della città mentre i negoziati erano ancora in corso. Rotterdam capitolò, e i Paesi Bassi nel loro insieme si arresero il giorno seguente.
È rimasto qualcosa della vecchia Rotterdam?
Sì, in tre luoghi. Delfshaven, a ovest del centro, sopravvisse quasi intatta con il suo vecchio porto e la chiesa dei Padri Pellegrini. La Laurenskerk fu ricostruita dalle sue rovine. E il Witte Huis (la Casa Bianca) del 1898, per breve tempo il più alto edificio per uffici d’Europa, è ancora in piedi accanto all’Oudehaven, con le case cubiche che lo guardano dall’alto.
Vale la pena visitare Rotterdam?
Se ama l’architettura, la buona cucina e le città visibilmente vive, assolutamente sì. Se è venuto nei Paesi Bassi per i frontoni e i canali, visiti prima Delft e consideri Rotterdam il contrappeso. Mezza giornata basta per le cose principali, una giornata intera se sale sull’Euromast ed entra nel Depot.
Quanto dista Rotterdam da Delft?
Circa 12 minuti di treno diretto, con diverse corse all’ora. Da Rotterdam Centraal alla stazione di Delft, senza cambi.
Che cos’è la Brandgrens?
Il confine dell’incendio: una linea segnalata tra le strade che indica il bordo dell’area distrutta il 14 maggio 1940. È incastonata nel marciapiede in acciaio e luce e si snoda per circa 12 chilometri.
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